Diritto dell'immigrazione - Permanenza in Italia per ricongiungimento a minore: quali requisiti?

Avv. Edoardo Manassero - 6 dicembre 2017

Il D.Lgs. 25.07.1998, n. 286 (Testo Unico sull’Immigrazione), tra le varie fattispecie, disciplina anche il c.d. ricongiungimento familiare, istituto che permette a un cittadino di un Paese non appartenente all’UE, ma regolarmente soggiornante in Italia, di ottenere l’autorizzazione al soggiorno per alcuni suoi familiari che non dispongono di regolare permesso.
All’interno di suddetta categoria rientra altresì il c.d. ricongiungimento a minore, ossia la facoltà, prevista dalla legge, per il Tribunale per i minorenni di autorizzare il rilascio di un permesso di soggiorno temporaneo al familiare di un minore, per - non meglio precisate - gravi ragioni riconducibili allo sviluppo psicofisico di quest’ultimo.
La norma specifica altresì che ai fini del rilascio di tale permesso per assistenza, si debba sempre “tenere conto”:
1 - dello stato di salute del minore (a mero titolo informativo si sottolinea come la giurisprudenza più restrittiva l’abbia inteso solo come malattia fisica in atto (Corte d'Appello di Perugia - sezione per i minorenni, 09.12.2004);
2 - dell’età del minore.
Suddetto permesso è rinnovabile, è di durata corrispondente a quella stabilita dal Tribunale per i minorenni e consente di svolgere un’attività lavorativa, ma non può essere convertito in permesso per motivi di lavoro.
Ciò posto, in merito alla fattispecie in esame si è recentemente pronunciato il Tribunale per i minorenni del Piemonte e Valle d’Aosta, con sentenza 22.06.2017, n. 2770, indicando un’ulteriore ragione, riconducibile ai gravi motivi di sviluppo psicofisico del minore - non espressamente prevista dall’art. 31, comma 3 T.U. Immigrazione –, tale per cui può essere rilasciato il permesso di soggiorno per assistenza al minorenne.
La decisione è relativa alla richiesta di autorizzazione alla permanenza in Italia, presentata da una donna - non avente regolare permesso di soggiorno -, per gravi ragioni connesse alle condizioni di salute del figlio di quattro anni, che si trovava sul territorio italiano.
Il ricorso si basava su due elementi fattuali particolarmente significativi.
1 - Il figlio della ricorrente presentava uno stato di salute piuttosto precario, a causa di crisi convulsive con perdita di coscienza e difficoltà respiratorie, per cui era necessaria la costante presenza materna sia per poter svolgere i frequenti controlli essenziali per la corretta diagnosi della malattia e sia per i casi emergenziali, identificabili nel momento in cui il minore veniva colpito da attacchi convulsivi o d’asma tali per cui era richiesto l’immediato ricovero o la somministrazione di farmaci specifici.
2 - Summenzionata costante presenza genitoriale non poteva essere garantita dal padre del minore che svolgeva un’attività lavorativa che non solo lo teneva fuori casa nell’arco della giornata ma lo costringeva anche a numerose trasferte sia in Italia che all’estero, limitando giocoforza, in maniera consistente, il tempo da dedicare al figlio.
Secondo la ricorrente, la complessiva situazione di fatto narrata faceva rientrare la stessa nella categoria dei soggetti aventi diritto al ricongiungimento al minorenne e pertanto doveva essere autorizzata alla permanenza in Italia.
Il Tribunale ha sposato tale tesi e ha così statuito “Nella presente fattispecie, caratterizzata, peraltro, dall’assenza di una procedura di espulsione a carico dell’istante, va tenuto presente che quest’ultima si occupa del figlio, che abita ordinariamente con il padre, in quanto quest’ultimo regolarmente soggiornante in Italia deve spesso assentarsi per motivi di lavoro, recandosi anche all’estero: ove la predetta dovesse essere allontanata dal territorio italiano, risulta evidente il grave pregiudizio che il minore si troverebbe a subire, posto che verrebbe privato del sostegno del genitore maggiormente presente, in una situazione, peraltro, caratterizzata da notevoli esigenze di cura, stante la malattia documentata in atti. La permanenza dell’istante in Italia può essere autorizzata”.
Tutto ciò premesso, si può dedurre che il Tribunale adito abbia voluto autorizzare la permanenza della ricorrente nel territorio italiano “tenendo conto” dei requisiti previsti dalla normativa citata, l’età e le condizioni di salute del minore, ma si sia basato anche su un ulteriore elemento, già riconosciuto in precedenza dalla giurisprudenza (Cass. civ., sez. VI, 02.12.2014, n. 25508), ossia il fatto che l'allontanamento del genitore, che si occupa in prevalenza della cura del minore, costituisce una condizione in grado di creare pregiudizio all'equilibrio psicofisico di quest’ultimo.