Osservazioni sulla possibile illegittimità dell'installazione autovelox di Pogliola (Mondovì)

Avv.ti M. Cuniberti / E. Manassero - 12 maggio 2017

Molte discussioni ha suscitato la recente (Novembre 2016) installazione dell’apparecchio fisso di rilevamento velocità, posto sulla strada SP 564 Monregalese, in corrispondenza della frazione Pogliola, a Mondovì.
La stessa potrebbe infatti essere illegittima, in quanto non in conformità con la normativa di settore.
La questione è particolarmente importante, perché, in tal caso, le infrazioni accertate e le relative contestazioni sarebbero a loro volta illegittime, come stabilito dalla Corte di Cassazione, con la recente ordinanza n. 5532/2017 (la quale ha stabilito, per l’appunto, l'illegittimità dei decreti prefettizi che autorizzino l’installazione di apparecchi di rilevamento automatico in strade di tipo diverso da quelle tassativamente indicate dall’art. 4, d.l. 121/2002).
Ciò premesso, al fine di comprendere la problematica in oggetto, è necessario, in prima battuta, analizzare il Codice della strada nella parte in cui disciplina le modalità di contestazione del superamento dei limiti di velocità.
La norma prevede che suddette contestazioni debbano sempre essere effettuate immediatamente al conducente del mezzo, salvo in alcune ipotesi particolari.
Tra queste, il suddetto art. 4, d.l. 121/2002, che prevede ipotesi in cui, per l'impossibilità di fermo del veicolo in condizioni di sicurezza possano essere utilizzati dispositivi fissi di rilevamento della velocità con contestazione agli automobilisti in un momento successivo (anche di mesi).
Dispositivi che possono però essere piazzati solo sulle “autostrade” e sulle strade “extraurbane principali”: ma anche, eccezionalmente, su strade “extraurbane secondarie” e “urbane di scorrimento”, se il Prefetto, con proprio decreto, lo autorizzi.
Occorre quindi comprendere in quale delle due tipologie di strada indicate (sia dal punto di vista di caratteristiche costruttive che di localizzazione) rientri il tratto della SP 564 Monregalese, per stabilire la legittimità o meno dell'installazione.
Per ciò che concerne le caratteristiche costruttive, se la strada che attraversa l’abitato di Pogliola fosse classificabile come "extraurbana", non vi sarebbero problemi di legittimità, perché il Prefetto può autorizzare l'installazione di rilevatori in strade ad unica carreggiata con almeno una corsia per senso di marcia e banchine, quindi con le caratteristiche di quel tratto della SP 564.
Se invece fosse classificabile, secondo le definizioni del Codice della Strada, come strada "urbana", dovrebbe necessariamente trattarsi di una c.d. "strada urbana di scorrimento" (unico tipo di via urbana per cui è legittimo il provvedimento speciale del Prefetto).
Per essere così classificata, essa deve però avere almeno due carreggiate indipendenti o separate, con almeno due corsie di marcia per ciascuna carreggiata: ed è evidente che il tratto in questione non presenta queste caratteristiche.
Se ne deduce dunque che il rilevatore di velocità sarebbe legittimo solo se la strada che attraversa l’abitato di Pogliola fosse qualificabile come “extraurbana”, mentre non lo sarebbe in caso di strada “urbana”, di conseguenza bisogna capire come sia classificabile la strada, che attraversa Pogliola, dal punto di vista della localizzazione.
Per questo è fondamentale comprendere in quale categoria rientri.
Il Codice definisce "strada urbana" quella "interna ad un centro abitato". E per "centro abitato" si intende "l’insieme di edifici, delimitato lungo le vie di accesso dagli appositi segnali di inizio e fine". Infine, per "insieme di edifici", "un raggruppamento continuo, ancorché intervallato da strade, piazze, giardini o simili, costituito da non meno di venticinque fabbricati e da aree di uso pubblico con accessi veicolari o pedonali sulla strada".
Ora, poiché il centro abitato di Pogliola, proprio sulla SP Cuneo/Mondovì, è delimitata da un segnale di inizio, i fabbricati sono più di 60 e vi sono aree di uso pubblico (vi è pure la stazione!) con accessi veicolari o pedonali, sembrerebbe chiaro trattarsi di centro abitato.
Infine, il fatto che lo stesso Comune di Mondovì, nelle planimetrie del piano regolatore, definisca proprio quella zona (che correttamente comprende l'area da entrambi i lati della Strada Provinciale) come "area urbana - centro abitato", pare essere un'ulteriore conferma. In pratica, se quest'area, così precisamente delimitata, non avesse avuto le caratteristiche di "un raggruppamento continuo, ancorché intervallato da strade, piazze, giardini o simili, costituito da non meno di venticinque fabbricati", anche dal punto di vista urbanistico, difficilmente sarebbe stata inserita in tale tipo di aree, dal piano regolatore.
La Polizia Locale ha contestato questa tesi, sostenendo che Pogliola non sarebbe da considerarsi centro abitato, per le seguenti ragioni:
1) sulle strade urbane il limite deve necessariamente essere di 50 km/h e non può essere di 70 km/h;
2) non vi è un cartello di delimitazione del centro urbano di colore bianco ma soltanto uno marrone;
3) il Codice della strada prevede chiaramente che un centro abitato debba avere 25 edifici continui lungo quel tratto di strada;
4) le indicazioni contenute nel P.R.G. non rilevano ai fini del Codice della strada.
A queste affermazioni pare però agevole replicare.
In primis, non è vero che il limite nei centri urbani non possa essere maggiore di 50 km/h, visto che l'art. 142 del Codice della strada prevede espressamente che sia possibile elevare la velocità nei centri abitati proprio fino a 70 km/h (come in Corso Unità d'Italia a Torino, per fare un esempio).
Appare altresì errato sostenere che Pogliola non sarebbe qualificabile come centro abitato a causa della tipologia di cartellonistica apposta dall'amministrazione Comunale: ai fini del Codice della Strada, questa considerazione non ha infatti alcun rilievo (a dire il vero, l'abitato di Pogliola dovrebbe effettivamente essere meglio segnalato, ma questo è al limite un miglioramento da implementare da parte del Comune, non un limite in base al quale stabilire se ci si trovi in un centro abitato o meno).
Per ciò che concerne poi l’assunto sul numero di edifici continui, è sempre l'art. 3, comma 1, n. 8, che definisce, per "insieme di edifici", "un raggruppamento continuo, ancorché intervallato da strade, piazze, giardini o simili, costituito da non meno di venticinque fabbricati".
È quindi il raggruppamento che deve essere continuo, non certo gli edifici, che non debbono ovviamente essere adiacenti (la norma non lo richiede). E, come detto, a Pogliola vi sono oltre 60 fabbricati, raggruppati in un unico agglomerato (intervallato da strade, canali, giardini o simili).
In ultimo, in merito alla asserita non rilevanza del P.R.G., sottolineiamo come effettivamente non sia l'indicazione sul piano regolatore a determinare se si tratti di un centro urbano ai sensi del Codice della strada: ma il fatto che questo strumento definisca proprio "area urbana - centro abitato" l'area indicata nella mappa (che comprende appunto l'agglomerato di Pogliola, strade e stazione comprese), non può che essere un'ulteriore conferma.
In pratica, se quell'area, così precisamente delimitata, non avesse avuto le caratteristiche di "un raggruppamento continuo, ancorché intervallato da strade, piazze, giardini o simili, costituito da non meno di venticinque fabbricati", anche dal punto di vista urbanistico, difficilmente sarebbe stata inserita in questo tipo di aree dal P.R.G.
Fatte queste considerazioni, va ancora precisato che il decreto del Prefetto di Cuneo, emanato in data 29 febbraio 2012, prot. n. 27/05/11, non ha indicato come posizionamento del rilevatore di velocità il centro di Pogliola, ma ha delimitato una ben più vasta area d’installazione che va dal km 14+500 al km 19+000. Il rilevatore in oggetto è stato installato al Km 15+000, nell’unico, breve, tratto con le caratteristiche di strada “urbana, in corrispondenza del centro abitato di Pogliola (mentre per tutto il restante chilometraggio è da considerarsi “extraurbana secondaria”).
Tutto ciò premesso, la questione relativa all’autovelox fisso di Pogliola potrebbe essere assimilabile a quella oggetto di decisione della Suprema Corte citata e che dunque il rilevatore di velocità così posizionato potrebbe ritenersi illegittimo.
Per avere maggiori certezze, occorre però che si pronunci l'Autorità Giudiziaria (sui ricorsi già pendenti): mai come in questa tipologia di controversie, infatti, l'opinione che conta è quella del Giudice, il quale dovrà valutare tutte le peculiarità del caso concreto.